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IL PATRIMONIO DIFFUSO DELLA DIOCESI DI MASSA CARRARA – PONTREMOLI

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Norme per il contrasto di una pandemia del passato

Frontespizio Opuscolo

Istruzione popolare sul cholera-morbo,

Tipografia di Andrea Rossi, Modena 1849

in: Fondo della Curia vescovile di Massa, serie “Atti straordinari dei vescovi”, sottoserie “Memorie di cura”.

   ARCHIVIO STORICO DIOCESANO – SEDE DI MASSA


Il colera asiatico

Testimonianze dal Fondo della Curia vescovile di Massa

Nel Fondo della Curia vescovile di Massa si conserva il carteggio prodotto nel corso dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di colera asiatico. Tra queste carte vi è uno stampato con le istruzioni per contrastare il contagio emanate dal Governo del Ducato austro estense di Modena. All’epoca il potere politico non disponeva di mezzi efficaci per diramare a tutta la popolazione le norme di comportamento che si riteneva potessero limitare l’infezione, per questo motivo le autorità amministrative facevano ricorso ai vescovi, confidando nella loro capacità di coinvolgere il clero diocesano. Su richiesta del Ministero dell’Interno con sede a Modena, la Curia vescovile di Massa procurò quindi di trasmettere ai sacerdoti le istruzioni governative, affinché fossero diffuse verbalmente a tutti i fedeli.

Le norme anti contagio

Il rilevamento dei dati sul contagio

La contabilità dei contagi nelle comunità colpite dall’epidemia era tenuta dai sacerdoti, che tra i loro compiti avevano quello di portare il conforto spirituale agli ammalati. L’anagrafe moderna in Italia si ebbe solo dopo l’Unità, pertanto gli unici dati ufficiali erano proprio quelli forniti dai parroci, sotto forma di elenchi di infettati e di deceduti a causa del morbo. Copie di questi prospetti si trovano anche negli incartamenti della Curia; tra questi, i più dettagliati sono quelli riguardanti le parrocchie di San Pietro di Avenza e a di San Vito di Montignoso. Tra il 24 agosto e il 30 settembre 1855 il pievano di Montignoso conta 118 contagiati tra i sui parrocchiani. Di questi, coloro che ebbero un esito fatale furono 71. Particolarmente toccante l’elenco stilato dal priore di Avenza, don Giacomo Lazzini, che inizia col nome del proprio padre. I dati di Avenza, riferiti al periodo 6 agosto – 19 settembre 1854, vedono il contagio di 450 persone, di cui 227 decedute.

 

Un oggetto dalla devozione popolare

A ricordo della grande epidemia di colera del 1854 resta anche un oggetto prezioso conservato all’interno della Cattedrale di Massa: una lampada in argento di produzione milanese. L’opera fu realizzata nel 1855, ad emergenza appena conclusa; fu commissionata dal conte massese Ceccopieri in ringraziamento della fine dell’epidemia e fu posta come ornamento dell’altare del Santissimo Crocifisso, una scultura da sempre ritenuta miracolosa. L’oggetto è finemente cesellato e decorato con teste di angeli ed elementi che raffigurano la Passione di Gesù Cristo. Fra le iscrizioni che corrono sul fianco della lampada si legge: Redeptori generis humani sospiratori adversus morbum cholera Massa memor et fidens A.D. MDCCCLIV, cioè “Al Redentore del genere umano, salvatore contro il cholera morbus, Massa memore e fiduciosa nell’anno del Signore 1854”.

 

 

 

 

 

Per i più piccoli

Origine della quarantena

In questi ultimi mesi di emergenza sanitaria molte volte è stata usata la parola quarantena, ma… sai perché si usa proprio questo termine? Molto tempo fa terribili malattie, come la peste, si diffusero e sconvolsero l’Europa. La Repubblica di Venezia fu la prima ad imporre alle navi che entravano nel suo porto un periodo di isolamento della durata di 40 giorni per evitare il diffondersi di malattie. Il termine usato per indicare questo isolamento forzato fu proprio quarantina (quarantena nel Lingua veneziana del tempo). Sempre a Venezia, fu creato il primo lazzaretto dove confinare i contagiati; si trattava di una piccola isola posta vicino alla città, il Lazzaretto vecchio ancora oggi esistente.…Tutto questo accadeva quasi 600 anni fa!