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IL PATRIMONIO DIFFUSO DELLA DIOCESI DI MASSA CARRARA – PONTREMOLI

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La Pala di Santa Elisabetta

Bernardino del Castelletto

Madonna con Gesù Bambino in trono e i santi Ludovico di Turingia, Francesco d’Assisi, Gerolamo, Elisabetta d’Ungheria

1490 circa

Tempera su tavola

Già nella Cappella del Palazzo Vescovile

    MUSEO DIOCESANO – SEDE DI MASSA

    CONTRIBUTO VIDEO


L’artista

Bernardino del Castelletto era un pittore lombardo che prese bottega a Massa negli ultimi vent’anni circa del Quattrocento. Della sua vita conosciamo ben poco: sappiamo che risiedeva nelle vicinanze del castello e che era tenuto in gran conto presso la corte dei marchesi Malaspina, i quali probabilmente gli commissionarono la decorazione della cappella del castello di Massa e gli affidarono anche la delicata missione diplomatica della restituzione del castello di Carrara nell’agosto del 1500. Della produzione di Bernardino, che raggiunse l’alta Versilia e la Garfagnana, restano poche tracce documentarie e solo sei dipinti su legno: tre di essi sono ancora legati allo stile gotico (si tratta, infatti, di trittici realizzati con colori a tempera e con fondo dorato); gli altri, invece, si avvicinano allo stile rinascimentale (sono tre pale quadre e in due casi l’elemento paesaggistico di fondo ha prevalso sull’oro). A Massa si conservano ancora due dipinti di Bernardino del Castelletto: un trittico proveniente dalla Collegiata di San Pietro in Bagnara e la Pala di Santa Elisabetta, entrambi in mostra al Museo diocesano.

 

La storia

La tavola di Santa Elisabetta è un dipinto a tempera realizzato nel 1490 circa per l’altare delle suore Terziarie, nella chiesa di San Francesco (l’attuale Cattedrale). Quando all’inizio del Settecento le Terziarie costruirono un nuovo conservatorio dotato di oratorio, il dipinto venne trasferito nel nuovo luogo di culto. Dal 1825 la tavola si trova nella cappella dell’antico Ducal Palazzino, trasformato in Episcopio all’arrivo del primo Vescovo di Massa, Francesco Maria Zoppi. L’opera negli anni Sessanta è stata ricondotta alla mano di Bernardino del Castelletto grazie alle forti somiglianze con una tavola conservata nel museo lucchese di Villa Guinigi e proveniente dalla chiesa di San Sisto a Pomezzana (l’unica ad essere firmata dall’artista e datata 1490).

L’opera

Il dipinto mostra al centro la Madonna in trono con Gesù Bambino che tiene in mano la sfera terrestre. Ai lati del trono, affiancato da angeli in preghiera, si trovano due coppie di santi: alla destra della Vergine, san Francesco d’Assisi, riconoscibile per il saio francescano e le stigmate sulle mani; più esterno invece, san Ludovico di Turingia, sposo di santa Elisabetta d’Ungheria. Dall’altro lato si trovano san Gerolamo, dalla veste rossa, e santa Elisabetta d’Ungheria. Ai lati della scena due tendaggi decorati con melagrane, simbolo della vita, aprono ai nostri occhi uno sfondo naturale in cui le verdeggianti colline e i monti in lontananza sono rischiarati da un cielo luminoso.

 

Curiosità

Santa Elisabetta d’Ungheria era figlia del re di Ungheria Andrea II, andò in sposa a Ludovico, langravio di Turingia, all’età di 14 anni. Pochi anni dopo Ludovico morì ad Otranto, in attesa di imbarcarsi per Gerusalemme, dove avrebbe preso parte alla sesta crociata. Elisabetta, già dedita a numerosi atti di carità, entrò quindi nell’Ordine delle Terziarie francescane e si dedicò alla cura dei malati fino alla morte, che giunse all’età di soli 24 anni. Il miracolo per cui viene maggiormente ricordata, anche nelle raffigurazioni, è quello della trasformazione dei pani in rose, avvenuto quando venne scoperta mentre faceva la carità ai poveri: anche il personaggio della tavola massese mostra la santa con in grembo una quantità di rose colorate. Elisabetta ancora oggi è la protettrice dei panettieri e degli ospedalieri ed è patrona del Terzo Ordine francescano.

Contributo video

Nel 2018 si è reso necessario il restauro della tavola, realizzato anche con il contributo del Gruppo Consorti del Rotary Club Carrara e Massa. Questo intervento ha dato modo di studiare l’opera ancor più da vicino e di indagarne le numerose vicende, descritte in questo video

 

 

 

 

Per i più piccoli

Artista o cuoco?

I pittori del passato utilizzavano colori realizzati con ricette particolari e segrete. I pigmenti naturali (terre, pietre, radici, fiori e frutti) ridotti in polvere erano mescolati con il rosso dell’uovo: ecco la tempera all’uovo!

Alcuni pigmenti erano molto costosi perché realizzati con materie rare provenienti da paesi lontani. Il blu più prezioso, ad esempio, si otteneva da una pietra chiamata lapislazzulo, proveniente dall’Oriente